Si e' calcolato che
estendendo le zone a velocita' limitata a tutta la citta' si potrebbero
risparmiare 692 vittime ogni anno, con 100 morti in meno. Ecco perche' si
prevedono limiti piu' duri in tutta
la UE. Altro che 150
orari...
di VINCENZO BORGOMEO
La Repubblica 20/01/2010
Altro che 150 orari: dopo l'esperimento londinese ci sono enormi possibilita' che i limiti di velocita' subiscano una drastica riduzione. Il comune di Londra ha infatti appena sperimentato un limite cittadino di 30 km/h (per la precisione 20 miglia orarie che corrispondono a 32,18 chilometri all'ora) , ottenendo risultati straordinari perche' la mortalita' si e' addirittura dimezzata.
La ricerca durata addirittura 20 anni
e' stata pubblicata sul British Medical Journal e dimostra come nell'arco
di vent'anni, dal 1986 al 2006, i morti per incidenti stradali sono diminuiti
del 40%.
A trarne beneficio spiegano all'Asaps, associazione amici
polizia stradale, che sottolinea la grande importanza di questa ricerca
auspicando che venga studiata con cura anche in Italia sono soprattutto i bambini, visto che la loro mortalita' e' praticamente
dimezzata. In generale, la cifra di pedoni morti e feriti e' scesa del 32,4%,
percentuale che sale al 46,2% per i minori dei 15 anni. Identico beneficio e'
andato ai ciclisti, che hanno visto scendere del 37,6% il numero di morti e
feriti, ed ai conducenti delle due ruote motorizzate, che hanno ottenuto, a
livello assoluto, il miglior risultato: -39,1%".
E non si tratta di dati virtuali, legati
cioe' a rallentamenti mai esistiti nella realta': gli inglesi non si sono limitati
a piazzare cartelli stradali con l'indicazione dei limiti ma hanno realizzato
pesanti interventi di ingegneria stradale come le deviazioni verticali (gobbe),
chicane, e altre alterazioni fisiche per impedire davvero il superamento dei 30
orari. E non si e' trattato di imposizioni da parte dell'amministrazione
pubblica: nel proporre le zone a
30 km/h , le autorita' locali hanno infatti
l'obbligo giuridico di consultarsi con le parti interessate, come i servizi di
emergenza, i residenti e le organizzazioni che rappresentano gli utenti della
strada.
Non solo: la base statistica e' stata grande perche' oltre al lungo periodo queste zone a velocita' limitata sono state anche tante, 20 per la precisione. Ne e' venuto fuori cosi' uno studio incredibilmente dettagliato: l'analisi si e' spinta anche alle zone che si collegano - entro 150 metri - al perimetro della zona a 20 mph . In questo modo si e' potuto analizzare come la diminuzione di incidenti si sia verificata anche sui tre tipi di strade catalogare: quelle che erano all'interno di una zona a 20 mph , quelle che facevano parte di una zona adiacente a una zona 20 km/h , e tutte le altre strade.
Il nostro obiettivo primario spiegano i ricercatori inglesi - era quello di capire l'influenza delle zone 20 mph su incidenti e collisioni nell'ambito del traffico globale londinese. E abbiamo visto come nel corso del periodo 1987-2006, c'e' stato un decremento piu' o meno costante del numero di vittime della strada a Londra, con modelli simili per tutte le vittime, per i morti e per i feriti gravi. Decremento piu' ripido nel corso degli anni piu' recenti.
Cosi' si e' calcolato che estendendo le zone a velocita' limitata a tutta la citta' si potrebbero risparmiare 692 vittime ogni anno, con 100 morti in meno. Dati che potrebbero essere ancora migliori applicando nuove tecnologie, come ad esempio la riprogettazione dei sistemi stradali per dividere meglio lo spazio tra pedoni, ciclisti e veicoli a motore.
Insomma, nell'eterna discussione sui limiti
i sostenitori dell'equazione PIU' VELOCITA' UGUALE PIU' INCIDENTI ora hanno una
nuova freccia al proprio arco. Le altre sono note: il Tutor ha dimostrato che la
diminuzione di incidenti, morti e feriti e' strettamente legate alla diminuzione
delle velocita' media e di punta nei tratti controllati con questo sistema.
L'altra "freccia" e' lo studio ormai Bibbia per i tecnici
della Ue che dimostra come una riduzione di
appena 3
km/h della velocita' media permetterebbe di salvare da
5.000 a
6.000 vite ogni anno in Europa.
24/1/2010