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Parla il figlio dell'ultima vittima del lungomare di Ostia.

Mio padre era quell’anziano signore ucciso ieri, 23 luglio, su uno dei tanti e spesso inutili attraversamenti pedonali del lungomare di Ostia da una moto lanciata a folle velocità. Ho letto le poche parole che il vostro segretario ha rilasciato al Messaggero che sottolineavano appunto la scarsa tutela che i pedoni o i ciclisti hanno in quel punto, nonostante le strisce da poco rifatte.

Oggi stesso ero lì ad attaccare cartelli per la ricerca di testimoni e sono stato testimone di alcune situazione al limite che le succitate categorie sono costrette a vivere ogni giorno. Un padre con un bambino attraversavano in bici proprio in quel punto e sulle stesse strisce dove mio padre ha perso la vita, cercando di cogliere i rari attimi in cui è possibile passare in sicurezza, salvo non calcolare mezzi particolarmente veloci e poco visibili come le moto. Poco dopo e poco più avanti due giovani ciclisti attraversavano al semaforo del canale dei pescatori. Per le auto era rosso, ma chi doveva girare a destra per la via che costeggia il canale aveva il verde; ovviamente era d’obbligo dare la precedenza a chi attraversava, ma i due ragazzi si sono visti sfrecciare davanti un’auto incurante della loro presenza. Ancora poco dopo tre ragazzi percorrevano il lungomare ognuno col suo motorino, passando sul marciapiede antistante le nuove strutture per i mondiali di nuoto.

Tutto questo nel breve arco di tempo che sono stato lì. Mi sorprende che non ci sia ogni giorno un evento come quello che è capitato a mio padre.

Domani probabilmente alcuni quotidiani locali si occuperanno ancora della vicenda, cerchiamo ancora testimoni per fare piena luce su ciò che è successo. Per quanto ne so era abitudine di mio padre di scendere dalla bicicletta per attraversare, anche se ritengo che le cose non cambino molto, perché se anche fosse stato in sella non sarebbe andato ad una velocità superiore al passo d’uomo, ma per gli amanti dei cavilli questo è essenziale.

Nonostante l’età, mio padre era un uomo forte e sano, ancora nel pieno delle sue facoltà fisiche e mentali, faceva 20km quasi ogni giorno in bici e non si può dire che fosse inesperto perché lo faceva da più di 20 anni quel tragitto. Andava sempre in pineta per cercare un po’ di spazio lontano dalle auto che non amava; ancor meno amava le moto come quella che l’ha ucciso.

Sul vostro sito non ho trovato informazioni su come associarsi, vi chiedo quindi cortesemente di darmi le indicazioni necessarie per farlo. Vi chiedo inoltre ogni aiuto per voi possibile, al fine di rintracciare testimoni dell’accaduto. Ovviamente sono con voi per ogni iniziativa di sensibilizzazione delle autorità verso i problemi ottimamente segnalati sul vostro sito.

I miei recapiti sono, oltre la mail da cui scrivo:
cell 328 6959558
tel 06.5121747 – 06.5640265
Gianluca De Luca