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Consultorio Familiare XIII Municipio.






Fermi i lavori di ristrutturazione del Sant'Agostino, locali inadeguati e insufficienti quelli in Via Capitan Casella e il consultorio familiare del XIII Municipio collassa.
La denuncia è dei delegati delle RSU Cobas ASL RM/D

Ci racconta Cesare Morra:

Oggi, a due anni dal trasferimento del Consultorio Familiare nei locali di Via Capitan Casella, n°3/A, in considerazione anche della sospensione dei lavori di ristrutturazione del Sant’Agostino, segnalata da questa O.S. in data 14/01/2011, Prot. ASL RM/D n° 3329, che, di fatto, ne compromette l’originaria ricollocazione, è forte la preoccupazione per i destini di quello che a ragione è considerato un importante ed indispensabile servizio per le politiche sulla Tutela della Salute della Donna e del Bambino.

Chiediamo al delegato sindacale di elencare tutte le criticità riscontrabili nell'attuale struttura:

1.In quella che dovrebbe essere l’entrata principale gli scalini, asimmetrici e particolarmente stretti, creano difficoltà rappresentando, peraltro, un vero e proprio rischio per le donne con i bambini in braccio e non permette, di fatto, il regolare e normale accesso, deflusso e passaggio per più di una persona alla volta, con evidente difficoltà per passeggini e carrozzine, tant’è che per l’accesso delle persone diversamente abili viene utilizzata l’entrata condominiale che si apre nel locale ripostiglio dello stesso consultorio;
2.Gli spazi, all’interno della struttura, risultano incredibilmente insufficienti, non funzionali e particolarmente disagevoli sia per le/gli operatrici/ori che, soprattutto per le persone che vi accedono;
3.La porta d’ingresso, nell’apertura, prende tutto lo spazio antistante lo sportello per il filtro e l’accoglienza, dove sostano le persone in attesa di indicazione e informazioni;
4.Il corridoio risulta strettissimo anche per il normale transito delle persone che vi accedono ( una alla volta ) e rimane particolarmente difficoltoso per il passaggio di mamme e/o papà muniti di carrozzine e passeggini;
5.La stanza adibita ad accoglienza è quella relativa allo spazio “ ritagliato “ nel corridoio ed è situata subito a ridosso della porta d’entrata, ed è priva di finestre.
6.Cosa particolarmente grave è l’impossibilità, in queste condizioni, di poter garantire la riservatezza e la tutela della privacy delle persone, considerata anche la particolare delicatezza delle problematiche trattate.
7.In realtà manca una vera stanza per l’accoglienza e per effettuare in modo idoneo e funzionale i primi colloqui, i lavori di segreteria e tutte le attività organizzative e pratico/amministrative;
8.La sala d’attesa è molto piccola, sono presenti solamente sei sedie e risulta disagevole, se non impossibile, far sostare e soggiornare in modo adeguato e confortevole gli utenti all’interno della sala, spesso con bambini, che accedono al servizio e che frequentemente si trovano, così, costretti a sostare all’esterno con i disagi e le difficoltà che questo potrebbe comportare in presenza di condizioni atmosferiche particolarmente avverse ( temperature troppo alte o troppo basse, ecc. );
9.L’apertura della porta del bagno ( unico bagno per i disabili e non) è rivolta verso l’esterno e, quindi, invade, nell’apertura, lo spazio della “ sala d’attesa “ andando persino ad intralciare l’entrata e l’uscita delle persone che accedono o escono dalla stanza del ginecologo;
10.La stanza del ginecologo, per le esigue dimensioni, risulta essere ancor più inadeguata e angusta vista la numerosa, ma pur necessaria, presenza di mobilio ( n° 2 scrivanie ) un armadio e strumentazione sanitaria (sterilizzatrice, lettino visite, carrello, computer, ecc. ) ;
11.La stanza adibita per la preparazione al parto può consentire un idoneo lavoro per gruppi di massimo otto donne anziché 15, come era in precedenza al Sant’Agostino e, quindi, non è possibile garantire lo stesso numero di utenza ( attualmente si svolge un corso al mese con la conseguenza di non poter rispondere anche minimamente alle numerose richieste basti pensare che solo all’Ospedale G.B. Grassi avvengono annualmente circa 1600 parti);
12.I Gruppi del dopo parto, essendoci anche i bambini con passeggini, in queste condizioni hanno molte difficoltà di accesso e di permanenza nella struttura;
13.Le operatrici e gli operatori sono costretti ad alternarsi frequentemente nelle stanze - v. psicologhe ( n° 2) ostetriche ( n° 2 -) Infermieri ( n°5);
14.Si ricorda che precedentemente al Sant’Agostino l’attività specialistica ( pediatrica, ginecologica ) era di 15 turni settimanali, mentre, attualmente è ridotta a solo 9 turni e che le aperture pomeridiane erano 4 e attualmente sono state ridotte a due;
15.Risulta che l’uscita di sicurezza non è utilizzabile in quanto lo spazio adiacente è stato adibito necessariamente ad uso magazzino ( fotocopiatrice, scaffali archivio, armadio deposito materiale sanitario, appendiabiti, lampada ginecologica, scatoloni con materiale sanitario e di segreteria, ecc.);
16.La stanza adibita per le visite pediatriche viene utilizzata per due volte alla settimana per effettuare lo Screening del Pap – Test; la stanza, peraltro, risulta particolarmente angusta e disagevole per la presenza al suo interno di materiale e del mobilio necessario alle due attività, allo stesso tempo suscita non poche perplessità l’alternarsi in uno medesimo spazio di attività che richiederebbero, proprio per la loro diversa specificità, spazi indipendenti anche per il necessario rispetto delle imprescindibili condizioni igienico – sanitarie;
17.Durante le sedute di Screening c’è un eccessivo affollamento nella piccolissima sala di attesa a causa del sovrapporsi delle attività consultoriali;
18.Nella stessa giornata di svolgimento dell’attività di Screening, la stanza adibite ai Gruppi pre e post parto viene utilizzata, in assenza di altre stanze, per l’accoglienza dello Screening.
Alla luce di quanto sopra le conclusioni sono scontate:

Appare evidente come questa situazione sia fortemente lontana da quei requisiti anche minimi Strutturali, Tecnologici ed Organizzativi previsti tra l’altro dal Decreto della Regione Lazio n° 90 del 10/11/2010, ridimensionando di fatto l’attività ed il ruolo dei consultori all’interno del Territorio. Chiediamo che riprendano al più presto i lavori di ristrutturazione della struttura del Sant'Agostino.


9/2/2011
Cesare Morra