banner


S.O.S. UCCELLI MIGRATORI IN PERICOLO A OSTIA


Alla fine dell'era glaciale, i ghiacci che ricoprivano quasi tutta l'Europa, cominciarono a ritirarsi, lasciando le regioni meridionali mediterranee a vasta tundra dove erano in abbondanza piante da semi, piante da bulbi ricche di fiori e nettare. I fiori attiravano nuvole di insetti. Tra piante, fiori, semi ed insetti prosperavano piccoli mammiferi roditori.

Il ritiro dei ghiacci scavava nel terreno profondi solchi creando laghi e zone umide, dove vivevano in abbondanza rettili e anfibi.

E' per questa abbondanza di cibo che in primavera molti uccelli provenienti dalle vicine coste africane scelsero di venire a nidificare e crescere la prole sulle nostre coste mediterranee europee.

Man mano che i ghiacci si ritiravano, gli uccelli li seguivano colonizzando le zone lasciate libere alla vegetazione, arrivando fino all'estremo nord Europa.

Ma a pari passo con l'avanzare del caldo, si estendeva la desertificazione della regione sahariana (il deserto del Sahara).

Cosi' quegli uccelli migratori provenienti fin dal sud dell'Africa dovettero attraversare regioni centro africane desertificate, sempre piu' vaste fino all'attuale deserto del Sahara.

Sulle coste mediterranee africane, zone sosta di estrema importanza prima della traversata del mediterraneo, come il lago Ischel in Tunisia, rischiano da decenni il prosciugamento per il prelevamento dell'acqua a favore di progetti di cementificazione turistica.

In mare i migratori sono attesi ed attaccati da stormi di predatori, dai gabbiani al falco della regina.

Quell'iniziale facile vacanza sulle coste europee per nidificare e' diventata una durissima selezione da guinnes dei primati sull'orlo dell'impossibile.

Quando finalmente, partendo con il vento favorevole di scirocco, approdano esausti sulle nostre coste, cosa trovano? Il mare gia' mosso dal caldo vento africano rompe sulle barriere rocciose e maga costruzioni portuali, crea dense nubi di aerosol inquinante da: tensioattivi di provenienza fluviale e da lavaggi pirata di petroliere (al largo delle nostre coste) con conseguenza di poca o nulla visibilita' per i nostri amici che arrivano a volo basso.

Gli uccelli cercano istintivamente zone verdi dunali su cui posarsi, non le trovano, continuano il loro volo con le ultime forze e molti di essi trovano solo cemento, da un bel lungo muro a vere imponenti costruzioni balneari, su cui spiaccicarsi.

Quelli dotati di ancestrale memoria migratoria, si dirigono alla foce del Tevere, dalla notte dei tempi punto di riferimento, in origine da esso plasmata, con costa a barriere dunali, macchia mediterranea, lingue d'acqua retrodunali prima salata, poi salmastra e successivamente dolce e da tempo gariga degradata dove hanno sempre trovato coste libere accoglienti.

Che cosa trovano? Un blocco-cemento portuale grande come una diga ed un lungo muro-cemento senza fine offuscati dalla nebulizzazione inquinante permanente addosso ai quali anche essi terminano tristemente il loro viaggio.

I nostri amici alati tengono sotto controllo il numero degli insetti, dei rettili, dei roditori.

Sono uccelli utilissimi, dai colori bellissimi come: i guaccioni, gli "uccelli farfalla", cacciatori di vespe, farfalle, libellule, ecc.; le ghiandaie marine, dagli splendenti colori verde-azzurro che nelle nostre pinete costiere trovano il loro raro habitat ideale alla nidificazione; le leggere ciuffate upupe, altri "uccelli-farfalla". Veri maestri di canto come gli usignoli; le capinere; altri silvidi;(i passiformi granivori, buoni insettivori durante la riproduzione). Le ballerine; i codirossoni; i codirossi spazzacamino, i rigogoli.

Uccelli come le quaglie dal volo pesante, a causa della mancanza di efficaci penne timoniere adatte a rapide manovre per evitare ostacoli imprevisti, sono letteralmente decimate dai muri-killer che cingono d'assedio il lungomare togliendo la vista del mare e del porto di Ostia. (un certo numero subisce questa sorte).

Lo sanno bene gli amanti mattinieri della costa di Ostia, lo sanno i gatti e lo sanno anche i corvidi dalla proverbiale memoria, in aumento nelle nostre zone, sintomo tangibile di un grande disequilibrio, che da qualche anno si aggiungono al numero dei predatori che attendono con precisione l'arrivo dei migratori sfiniti.

21/1/2010

Americo Mancinelli