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LA STORIA

Gli sfollati dell'Idroscalo di Ostia
e l'albergo «occupato» dal 15 aprile

Ospitati dopo la piena del Tevere dello scorso novembre,
non se ne vogliono andare via

La piena del Tevere

Per il Comune non hanno più diritto all’assistenza alloggiativa. Ma loro, 13 famiglie dell’Idroscalo sfollate dopo la «piena» del Tevere a novembre, dall’albergo Kursaal di Ostia non se ne vogliono più andare. Sono trentatrè persone (più 2 cani) che continuano a occupare abusivamente le stanze che avrebbero dovuto lasciare dal 15 aprile.

«Ospiti» sui generis: parcheggiatori abusivi che chiedono il pizzo sul lungomare. E pure quel nullatenente proprietario di 30 automobili. «Misteri» italiani: poveri per la casa ma supermotorizzati. Il domicilio è in via Isabella di Castiglia, tra la pineta di Castelfusano e piazzale Colombo. Al civico 7 c’è l’hotel Kursaal, tre stelle di proprietà di Giorgio Bertusi, 78 anni, bolognese figlio di un «pioniere» della bonifica del litorale romano. Aria rassegnata, racconta delle fatture sempre più cospicue che dovrebbe saldargli il Campidoglio, «circa 200 mila euro che non so se rivedrò, a meno di una causa».

Tutto è cominciato quando a novembre il minaccioso rumoreggiare del Tevere dovuto alle continue piogge rese «off-limits» alcune casupole all’Idroscalo, quelle abusive alla foce. Le 13 famiglie sfollate furono ospitate, a spese del Comune, al Kursaal. Qualche settimana dopo dai vigili del XIII è arrivata la scoperta che praticamente nessuno aveva diritto all’assistenza alloggiativa. Tra i «furbetti», in hotel alla tariffa di 17 euro a testa, sono stati trovati proprietari di casa, altri con redditi tali da potersi permettere un affitto. E pure l’intestatario di quel «parco macchine» dalle inspiegabili dimensioni.

Inevitabile il «taglio» dell’assistenza che l’Ufficio politiche abitative capitolino ha comunicato via fax il 15 aprile. Ma indifferenti all’invito a sloggiare, sono tutti rimasti in albergo. Bertusi si è allora rivolto al municipio e alle forze dell’ordine, sollecitando lo sgombero. «Mi hanno detto di arrangiarmi e mandarli via. Come se fosse facile, con quei tipacci. Ho dovuto disdire tutte le prenotazioni, i clienti da qui scappano via», è il lamento dell’albergatore.

Nel frattempo, «gazzelle» e «volanti» passano spesso in via Isabella di Castiglia. Sempre per chiamate al 112 e al 113 arrivate dalle litigiose famiglie. Dispetti, furtarelli, chiassose litigate notturne tra coniugi. Tre sere fa due donne sono stare arrestate dalla polizia per «resistenza a pubblico ufficiale». Piuttosto alticce, durante un controllo si sono scagliate contro gli agenti che le hanno ammanettate. In tribunale il fermo è stato convalidato. Ai «domiciliari» dell’albergo, naturalmente. Rientrate al Kursaal, all’indomani si sono ripresentate al posto di lavoro: uno spiazzo sul lungomare dove fanno le parcheggiatrici abusive.

Alessandro Fulloni

12 agosto 2009





Questa era la storia raccontata solo dieci mesi dopo l'ospitata degli sfollati e quattro mesi dopo il fax che l'ufficio politiche abitative spediva al proprietario dell'hotel Giorgio Bertusi.

Oggi, dopo tre anni dall'inizio di questa storia e dopo che spesso i responsabili hanno cercato di far cadere il sipario sulla vicenda ci si aspetterebbe che il buon Bertusi abbia avuto i suoi compensi che l'albergo sia stato liberato dagli ospiti del comune e che l'albergo sia tornato alle sue funzioni di struttura ricettiva con il personale in grande spolvero per ovviare all'iniziata stagione estiva.

Ma è davvero così?

Se andate su Google o su altri motori di ricerca e digitate Kursaal Hotel troverete pagine e pagine che parlano di questo hotel con i suoi prezzi, le sue note caratteristiche, il suo indirizzo con la sua brava mappa e addirittura qualche commento di qualche ospite.

Sono andato a trovare il buon Bertusi, che conobbi frequentando Claudio Zolesi, ed appena arrivato in albergo sono stato assalito dalla desolazione più completa.

Giorgio Bertusi, uomo di estrema onestà, vestito sempre della sua proverbiale signorilità mi ha accolto con la solita gentilezza. Qualcosa però era cambiata. Me ne accorsi subito; la sua proverbiale pazienza.

Come dargli torto?

Così si presentava uno degli alberghi che hanno fatto la storia del mare di Roma del dopoguerra:

Muri rotti, finestre divelte, scooter senza targa gettati davanti al cancello dell'albergo, vetri in frantumi. Giorgio con gli occhi umidi di chi ormai è andato oltre l'umana rassegnazione mi mostra delle foto degli interni dell'albergo. Camere spoglie porte sfondate finestre e serrande divelte. Inizia il suo racconto. - Ormai non so più nemmeno chi vive nelle camere occupate, delle tredici famiglie iniziali non sono sicuro che sia rimasto qualcuno. Addirittura c'è che si è subaffittato la camera, altri hanno venduto persino le lampadine e gli accessori dei bagni. La sala conferenza è stata spogliata di tutta la tecnologia e rivenduta. Ogni giorno c'è un intervento di polizia e carabinieri. All'interno dell'hotel si spaccia e si fa ricettazione. Il comune ed il Municipio si sono dimenticati di me se non consigliarmi di comportarmi con gli occupanti come mi comporterei con un semplice cliente moroso.-

La prima cosa che mi è venuta in mente è chiedergli come facesse a vivere lì, tra l'altro con una situazione familiare che per rispetto non riporto. Come se mi avesse letto nel pensiero mi anticipa: “Fra gli sfollati ci sono persone che vorrei sempre come vicini di casa, e sono la maggioranza, ma purtroppo c'è una minoranza per cui la legalità è un optional.” Sembra sincero, ma come lo sguardo ricade su quelle foto che ha in mano gli occhi si inumidiscono di nuovo.

- Ho dovuto vendere diversi assist di famiglia per far fronte alle spese quindi costretto a licenziare le maestranze dopo che per decenni hanno lavorato per me. Qualche giorno fa mi hanno chiuso l'acqua e hanno piombato il rubinetto centrale. Successivamente mi sono accorto che gli occupanti avevano spezzato i sigilli e riallacciato la rete mettendomi nella condizione di violare la legge e prendermi una denuncia penale.-

Dove sono le istituzioni?

Me lo sono detto fra me e me, dirlo a voce alto sarebbe stato come ferire di nuovo la sua dignità.

Ma chi è Giorgio Bertusi che le istituzioni hanno dimenticato e volontariamente avviato alla rovina?

Così lo descrivono gli amici:



Dal sito Sit-in di protesta in difesa dei diritti di Giorgio Bertusi




Aggiungo io:


Presidente dell'Asshotel di Ostia sempre in prima fila a denunciare soprusi, sostenitore dell'ambiente e della trasparenza nella pubblica amministrazione. Nonostante faccia parte di quel mondo l'ing. Giorgio Bertusi ha sempre combattuto le cricche e il clientelismo imprenditoriale. La sua colpa maggiore, agli occhi dei suoi colleghi imprenditori e soprattutto ai colleghi balneari, è stata quella di schierarsi politicamente contro il sistema; candidandosi come Presidente del municipio per la lista civica degli “Amici di Beppe Grillo”. La sua sala riunioni, fino al momento che poteva dichiararsi agibile, è stata sempre a disposizione degli Amici di Beppe Grillo e successivamente del Movimento a cinque Stelle. Naturalmente la sala era a disposizione anche di altre realtà politiche ed associative del XIII Municipio a cui il buon Bertusi non ha mai negato l'ospitalità.





Riunione del Movimento a 5 Stelle

(Dicembre 2009)


Quando già l'albergo era occupato da dieci mesi.









Venerdì 24 Giugno 2011 finalmente si arriva ad un consiglio straordinario municipale per parlare della situazione del Kursaal Hotel. Amici e cittadini si sono dati appuntamento in municipio per manifestare la loro solidarietà con Giorgio. I politici, loro rappresentanti, ascoltando la storia raccontata dal protagonista per l'ennesima volta sembrava stessero a sentirla per la prima volta. Qualcuno faceva finta di cadere dalle nuvole. Altri scaricavano responsabilità a qualcuno più in vista di loro. Questo stato di cose portava la figlia del buon Bertusi a minacciare di darsi fuoco gettandosi addosso una tanica di benzina.


Quando si arriva a minacciare gesti estremi di questo tipo anche il cronista più improvvisato ha il dovere di fermarsi e lasciare sospensione al giudizio. L'unica affermazione che può fare è quella di chiedere che l'attenzione sul caso non cessi e che ognuno si assuma l'onere di fare la sua parte.


Alessandro Nasetti


Ostia che cammina


30/6/2011